“La Svizzera ha un elevato potenziale nello sviluppo delle energie rinnovabili come nel risparmio energetico e il Canton Ticino occupa in questo contesto un ruolo molto importante”. Benoît Revaz, Direttore dell’Ufficio federale dell’energia, è ottimista: la strategia della Confederazione che vede nel 2050 la realizzazione d’importanti obiettivi in questo campo ha buone chances di riuscita. Lo abbiamo intervistato in occasione dell’inaugurazione del Parco eolico del San Gottardo.

La produzione eolica media svizzera si situa sui 128 milioni di KWh che coprono il fabbisogno di circa 35’000 economie domestiche. Il che significa lo 0,2% dei consumi totali elvetici. La media europea si situa attorno al 15%. Cosa ci manca? Siamo in ritardo?

“La strategia energetica, approvata dal popolo svizzero nel 2017, si colloca in un contesto istituzionale assai complesso. Le nostre procedure amministrative permettono infatti l’inoltro di ricorsi praticamente a ogni tappa del processo decisionale. Non solo: l’analisi dei ricorsi viene effettuata da diverse istanze prima del verdetto ultimo del Tribunale federale e questo implica tempi lungi per il trattamento dei singoli ricorsi. Oltre a questi aspetti amministrativo-legali, vi è poi il processo decisionale che coinvolge i Comuni e i Cantoni con procedure complesse che presuppongo tempi altrettanto lunghi”.

La strategia che lei ha citato mira a coprire, entro il 2050, il 7% del fabbisogno nazionale tramite la produzione eolica. Secondo alcuni la percentuale è sovrastimata rispetto al nostro reale potenziale. Cosa risponde agli scettici?

“Tutti i dati concernenti i vari potenziali vanno presi con le pinze. Stiamo parlando di ipotesi e condizioni quadro che ci aiutano a prevedere i numeri che lei cita”.

L’impianto del San Gottardo da solo rappresenta il 15% dell’attuale produzione eolica elvetica. Cosa frena la realizzazione di impianti simili?

“C’è la questione della pianificazione, che ogni Cantone gestisce in maniera autonoma e a questo si aggiungono i temi che ho esposto poc’anzi. Le procedure complesse e i ricorsi amministrativi rappresentano un freno all’aumento del numero di impianti eolici. Va detto che diversi Cantoni s’impegnano e progettano tenendo conto delle preoccupazioni della popolazione. Il parco eolico del San Gottardo fa da esempio. Al contempo però vi sono non poche associazioni ambientaliste e gruppi d’interesse tesi alla protezione del territorio che si oppongono sistematicamente e ricorrono contro questi impianti. Il Parco eolico del San Gottardo ha superato questi ostacoli, ma diversi altri progetti si trovano nelle difficoltà descritte”.

La strategia 2050 punta essenzialmente sul risparmio energetico e le energie rinnovabili. Cosa fa l’Ufficio federale dell’energia per modificare le abitudini dei cittadini e incentivare l’aumento di energia ‘pulita’?

“I pilastri della strategia energetica sono due: migliorare l’efficienza energetica e potenziare le energie rinnovabili. Il programma ‘Svizzera energia’, approvato dal Consiglio federale per il periodo 2020-2030, offre nuove informazioni su come rendere più efficiente l’uso dell’energia da un lato e come sviluppare l’uso di fonti rinnovabili dall’altro. Queste indicazioni riguardano in particolare il campo edilizio e i trasporti privati, due settori dove l’impegno dei cittadini può essere accresciuto, con proprie forze, per migliorare l’efficacia del sistema.”

Un approvvigionamento sicuro e rispettoso dell’ambiente. Lei ha appena specificato i due settori dove tutti quanti noi, già oggi, possiamo fare di più. Ma la situazione economica generale è complicata anche per le conseguenze causate dalla pandemia Covid-19. A suo giudizio bastano gli attuali incentivi della Confederazione e dei Cantoni? Il governo ticinese, peraltro, ha appena approvato un importante pacchetto di misure teso in particolar modo a migliorare l’efficienza degli edifici, per 50 milioni di franchi.

“Dapprima devo fare una premessa. La missione e lo sviluppo in corso della strategia energetica – che punta alle energie rinnovabili evitando di sostituire le centrali nucleari destinate alla chiusura d’esercizio – tiene conto delle condizioni climatiche e della volontà di rendere la Svizzera indipendente dall’uso dell’energia fossile entro il 2050. La conseguenza di questa ambizione è una maggiore elettrificazione, in particolare della mobilità e delle abitazioni o comunque di tutti gli spazi edificati. Oggi è importante insistere non solo sullo sviluppo della produzione rinnovabile, ma anche su quello dell’erogazione dell’elettricità. Abbiamo un potenziale ancora ampio che può permetterci di estendere l’elettrificazione a varie attività importanti. Nel contempo è necessario insistere sull’integrazione del sistema, ovvero l’integrazione fra il livello locale, nei quartieri, quello regionale, cantonale e intercantonale, oltre naturalmente a un’integrazione internazionale perché la Svizzera non è un’isola. Anzi, siamo il paese più interconnesso d’Europa e questo ci permette di assicurarci un equilibrio del sistema attraverso la collaborazione. Per quel che concerne i sostegni pubblici oggi a disposizione possiamo contare su un primo pacchetto di misure, già attive. È poi previsto un progetto inserito nella legge sull’energia che ha come obiettivo quello di assicurare a partire dal 2023 incentivi per gli interventi tecnologici già in corso nel 2022, quali impianti eolici o legati alla biomassa, come per i grossi impianti fotovoltaici. Sono inoltre previste tutta una serie di misure che dovrebbero permettere, in questa fase di transizione, di garantire l’approvvigionamento, così come una riserva strategica e lo stoccaggio d’energia”.

Quale spazio occupano in Svizzera le altre fonti rinnovabili? Pensiamo in particolare all’idroelettrico.

“L’energia idroelettrica è la colonna portante dell’approvvigionamento elettrico svizzero. Gli attuali impianti andranno potenziati ulteriormente. Questo tipo di energia rinnovabile offre un sistema estremamente flessibile e funzionale. Anche il fotovoltaico presenta grossi vantaggi: è anche lui flessibile e può essere realizzato in varie dimensioni e decentralizzato. Non è però giusto pensare alla crescita della produzione di una sola tecnologia, ad esempio di quella fotovoltaica. Occorre piuttosto lavorare a un’integrazione del sistema che favorisca il contenimento dei consumi e sopperisca alle lacune delle varie risorse. In questo contesto la diversificazione permetterà senza dubbio all’energia idroelettrica di giocare un ruolo fondamentale nel portafoglio energetico nazionale, con il fotovoltaico e la produzione eolica”.

Ancora una domanda. Quale contributo, a suo avviso, può dare il Ticino alla realizzazione della Strategia energetica 2050?

“Il Ticino è un attore molto importante che produce una quota non indifferente di elettricità. Con l’apertura del Parco eolico del San Gottardo il Canton Ticino potrà anche esportarla, perché il bacino cantonale è contenuto e dunque il nuovo impianto offrirà nuove e interessanti opportunità di mercato. Vi è poi ovviamente la necessità di un ulteriore sviluppo dell’elettrificazione rinnovabile erogata nel territorio, per quanto già si faccia parecchio come dimostrano anche i recenti crediti varati dal Consiglio di Stato. Nel campo del risanamento energetico degli edifici, la media dei sussidi ticinesi si colloca a 23 franchi per abitante e vede il Ticino al secondo posto della classifica intercantonale. Un risultato importante nella prospettiva di una futura indipendenza dall’energia fossile entro il 2050. Vi è poi il capitolo della ricerca applicata dove il Ticino svolge un ruolo importante. E non da ultimo il Ticino può giocare un ruolo significativo nello sviluppo della mobilità elettrica e alternativa, accentuando gli sforzi già messi in campo visti i problemi generati da un forte traffico veicolare con i quali siete confrontati quotidianamente. Siete stati pionieri, del resto, nel settore della mobilità elettrica e non dubito che il Canton Ticino rivestirà anche in futuro un ruolo importante in questo ambito”.

 

Intervista di Aldo Bertagni per l’Azienda Elettrica Ticinese AET

Questo articolo è stato pubblicato sulla rivista „informa“ del novembre 2020. Trovatelo qui.

 

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